martedì 23 novembre 2010

« Qu'as-tu à regarder la paille dans l'oeil de ton frère ? »

Saint Jean Climaque (vers 575-vers 650), moine au Mont Sinaï
 
L'Echelle sainte, 10ème degré (trad. Bellefontaine 1978, coll. SO 24, p. 138 rev.)

J'ai entendu certains parler en mal de leur prochain, et je les ai repris. Pour se défendre, ces ouvriers du mal ont répliqué : « C'est par charité et par sollicitude que nous parlons ainsi ! » Mais je leur ai répondu : Cessez de pratiquer une pareille charité, sinon vous accuseriez de mensonge celui qui dit : « Qui dénigre en secret son prochain, celui-là je le repousse » (Ps 100,5). Si tu l'aimes, comme tu le dis, prie en secret pour lui, et ne te moque pas de cet homme. C'est cette manière d'aimer qui plaît au Seigneur ; ne perds pas cela de vue, et tu veilleras très soigneusement à ne pas juger les pécheurs. Judas était du nombre des apôtres et le larron faisait partie des malfaiteurs, mais quel changement étonnant en un instant !…
Réponds donc à celui qui te dit du mal de son prochain : « Arrête, frère ! Je tombe moi-même chaque jour dans des fautes plus graves ; dès lors, comment pourrais-je condamner celui-ci ? » Tu obtiendras ainsi un double profit : tu te guériras toi-même et tu guériras ton prochain. Ne pas juger est un raccourci qui conduit au pardon des péchés si cette parole est vraie : « Ne jugez pas, et vous ne serez pas jugés »… Certains ont commis de grandes fautes à la vue de tous, mais ils ont accompli en secret de plus grands actes de vertu. Ainsi leurs détracteurs se sont-ils trompés en ne s'attachant qu'à la fumée sans voir le soleil…
Les censeurs hâtifs et sévères tombent dans cette illusion parce qu'ils ne gardent pas le souvenir et le souci constant de leurs propres péchés… Juger les autres, c'est usurper sans honte une prérogative divine ; les condamner, c'est ruiner notre propre âme… Comme un bon vendangeur mange les raisins mûrs et ne cueille pas les raisins verts, de même, un esprit bienveillant et sensé note soigneusement toutes les vertus qu'il voit dans les autres ; mais c'est l'insensé qui scrute les fautes et les déficiences.

domenica 21 novembre 2010

Maestà

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Maestà, gloriosa Maestà, a Gesù sia la lode, la gloria e l’onor! Maestà, divina autorità, vien dal suo tron, gloria al Signor, vien dal suo Amor!
- Su lodiam ed esaltiam Gesù Signore! Adoriam, glorifichiam il nostro Re!
Maestà, divina autorità, Gesù morì, nel ciel salì qual Re dei re.

La regalità di Gesù si esprime sulla Croce

Dal Vangelo secondo Luca (23, 35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


«Caso che fa pensare! Due erano i ladroni crocifissi assieme al nostro Salvatore, ed entrambi ricevettero l’ispirazione circa il loro peccato e, tuttavia, uno solo si convertì. Certo, nessuno dei due aveva mai fatto del bene, e il buon ladrone era uno dei più scellerati delinquenti che si potessero trovare; nondimeno, alla fine della vita guardò la croce, vi trovò la redenzione e si salvò. E ciò avvenne immediatamente, poiché Nostro Signore aveva detto che chiunque avesse guardato la croce, per grande peccatore che fosse, avrebbe trovato la salvezza (Gv 3, 14-17; 12, 32); anche se fosse stato alla fine della vita, come fu per il buon ladrone. L’altro ladrone, invece, benché si trovasse a fianco del dolce Gesù, non trovò alcun giovamento, perché non volle mai volgere lo sguardo alla croce; e benché ricevesse molte ispirazioni e cadesse su di lui qualche goccia di quel sangue divino e il nostro caro Salvatore ne esortasse in continuazione il cuore con segreti ed amorosi inviti perché guardasse quel sacro legno per ottenere in tal modo la propria guarigione, non volle fare ciò; per questo si perse miseramente e, ostinandosi, morì nel suo peccato».

San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa
Sermone per il Venerdì Santo (LXV) 25 marzo 1622.

Parabola dei due monaci zen che attraversavano un fiume


Due monaci zen si accingevano ad attraversare a guado un fiume. Li raggiunse una bella ragazza: anche lei doveva passare sull’altra riva, ma la violenza della corrente la spaventava. Uno dei monaci se la caricò sulle spalle e la depose sulla sponda opposta. Il suo compagno non aveva aperto bocca. Stava per esplodere: un monaco buddhista non era autorizzato a toccare una donna, ed ecco che questo ne portava una sulle spalle!
Due ore più tardi, arrivando in vista del monastero, il monaco puritano annunciò: «Vado ad informare il maestro di quello che è successo. Quello che hai fatto è proibito».
Il monaco soccorrevole si stupì: «Di che cosa parli? Che cos’è che è proibito?».
«Hai dimenticato quello che hai fatto? — s’indignò l’altro —. Hai portato una bella ragazza sulle spalle!».
«Ah, sì, certo — si ricordò il primo ridendo — E un bel pezzo che io l’ho lasciata sulla riva del fiume. Ma tu, la porti ancora?».
Apologo buddhista
Vernette J., Parabole d'Oriente & d'Occidente, EMP, Padova 1995, p. 183.


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giovedì 18 novembre 2010

Ave maria cantato da Céline Dion

Ave Maria 
by Céline Dion

 
 
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The Ave Maria was composed in about 1825 by Franz Schubert (1797-1828) when he was twenty-eight years old and filled with devotion to the Blessed Virgin Mary. It was written for voice and piano and first Published in 1826 as Op 52 no 6. The words most commonly used with Schubert's music are not the words that the composer originally set to music.

Un pizzico di umorismo

Ricordo bene i vecchi e impolverati manuali di teologia morale, nei quali solo le pagine che trattavano la sessualità erano scritte in latino, probabilmente per eccesso di pudore! Sembrava quasi che, nominate in latino, certe « parti vergognose » del corpo umano diventassero allora più accettabili alle orecchie di alcuni moralisti! In questi manuali vi erano descrizioni di atti sessuali e di perversioni, con un tale realismo e quantità di particolari, che era impossibile credere che questi libri fossero stati scritti da coloro stessi che avevano fatto professione di non conoscere nulla del sesso!

P.Gilles

La purezza

Il filosofo francese André Comte-Sponville, che si definisce « ateo fedele », offre questa riflessione interessante sulla purezza:

« Non vi è nulla di puro o d’impuro in sé. Dalla stessa saliva si fa lo sputo o il bacio; dallo stesso desiderio nascono lo stupro o l’amore. Ciò che è impuro non è il sesso, ma è la forza, la costrizione. È impuro tutto ciò che umilia, avvilisce, profana, abbassa; e tutto ciò che è senza rispetto, senza dolcezza, senza riguardi per l’altro.
La purezza non si trova in una qualunque ignoranza o assenza di desiderio – sarebbe in quel caso una malattia e non una virtù – ma nel desiderio senza colpa e senza violenza, nel desiderio accettato e condiviso, nel desiderio che eleva (…). Il puro non vede il male dove non è; l’impuro, invece, vede il male ovunque, e ne gode. Il puro non vede male dappertutto, ma solo laddove si trova realmente (…). Amare con purezza significa consentire alla non-possessione, all’assenza di potere e di controllo, all’accettazione gioiosa e disinteressata della persona amata. L’amore che prende è impuro; quello che dona o contempla è puro. Amare, amare veramente, amare con purezza, non vuol dire prendere! Amare significa: guardare, accettare, donare e perdere, rallegrarsi di ciò che non si può possedere o di ciò che ci manca, rallegrarsi di quello che ci fa infinitamente poveri, ed è proprio in questo che troviamo l’unico bene e l’unica ricchezza ».

A. Comte-Sponville, Petit traité des grandes vertus, PUF, Paris 1995, p. 263.



 Potete scrivere i vostri commenti

domenica 7 novembre 2010

Confiez-moi vos demandes de prière

Chers amis,

Cet espace vous est révervé : vous pouvez me confier vos demandes d'aide, que nous confierons ensemble au Seigneur. Tous les chrétiens sont appelés à réaliser cette union et solidarité dans la prière que recommande l'apôtre Jacques : « Priez les uns pour les autres, afin que vous soyez guéris » (Jc 5, 16).

Prenons à cœur nos malades et tous ceux qui sont dans le besoin.

Vous pouvez donc laisser votre intention de prière directement sur mon blog, même anonymement. Il vous suffit de cliquer sur « Commenti » (en-dessous de l'illustration) et d’écrire l'intention que je m'engage à présenter au Seigneur dans la célébration quotidienne de l'Eucharistie.

J'invite aussi tous les visiteurs de mon blog à s'unir à cette communion dans la prière, pour que chacun se sente solidaire les uns des autres.


venerdì 5 novembre 2010

Novità



E' arrivato in libreria!

Tutti i mali e le passioni negative che corrompono il cuore dell’uomo - scrive padre Gilles Jeanguenin - si innestano sui sette vizi capitali: orgoglio, avarizia, invidia, collera, lussuria, golosità, pigrizia. Dopo aver analizzato ognuna di queste passioni, l’Autore ci accompagna sulla via della guarigione interiore e dei mezzi per ottenerla.
A fare da guida lungo questo percorso è Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra. Questo noto e santo dottore della Chiesa, oltre a essere vero esperto dell’animo umano, ci conduce sulla strada dell’amore di Dio, fonte di vera guarigione. Ben consapevole che essa non può essere merito nostro ma di Dio, il santo vescovo richiede tuttavia la nostra collaborazione per poter sanare le ferite dell’anima.
Ecco perché è necessario fare chiarezza in se stessi, accettare ciò che si è realmente, avere pazienza e delicatezza verso il proprio cuore se si vuole conseguire la guarigione interiore.
Con l’ausilio di brani tratti dagli scritti del santo savoiardo, episodi della sua vita e testimonianze relative al processo di beatificazione, padre Gilles ci rivela un san Francesco fine psicologo, generoso pastore di anime e dispensatore di un insegnamento particolarmente adeguato ai tempi attuali.

Edizioni Paoline



Solidarietà nella preghiera

   Se sei giunto in questo posto, è probabilmente perché hai il desiderio di rivolgere assieme a me una preghiera al Signore.
   Se vuoi, tu puoi aggiungere, anche in maniera anonima, un commento a questa sezione del blog, nella quale scrivi le tue intenzioni. Sarà poi mio impegno ricordare nell'Eucarestia anche il tuo pensiero.
   Pregare con gli altri e pregare per gli altri, prendere a cuore le necessità dei fratelli è un insegnamento specifico di Cristo sulla preghiera. Quando preghiamo per un fratello, pure sconosciuto, si crea un vincolo spirituale, una solidarietà nella preghiera.
   Pregare per gli altri è sicuramente uno dei gesti di carità più segreti e delicati che possiamo offire al nostro prossimo.
   Pregare con altri significa: creare comunione nell’amore di Cristo. In questo siamo confortati dalle parole di Gesù, che assicura la sua presenza quando più persone sono riunite nel suo nome: "Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20).
   Ora questo spazio è tutto tuo. È dedicato alla solidarietà nella preghiera, che non conosce né limiti né confini. Per chiedere un aiuto nella preghiera basta premere il pulsante “Commenti”  e scrivere l’intenzione di preghiera che vogliamo insieme rivogere al Signore.
   Invito anche tutti visitatori del mio bolg a pregare gli uni per gli altri.


Confidate tutte le vostre intenzioni al Cuore di Gesù


Statue du monastère de la Visitation de Paray-le-Monial (F)


Abbiate fiducia in me!